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Bonaventura Gidoni (Trecenta
11/7/1900 - Stienta 21/03/1979) emigra a Badia Polesine con la famiglia nel
1908 dopo la morte del padre, impiegato del Dazio. Con il compimento
del 18° anno di età viene arruolato e inviato alla scuola
sottufficiali di Brescia ma non pertecipa a nessun evento bellico a seguito
della fine della guerra con l'Austria. Torna a Badia Polesine
- dopo il congedo - nei primi mesi del 1919. Simpatizza
per il Partito socialista - che a Badia conquista 17 consiglieri su 20
nelle elezioni amministrative del novembre '19 - e successivamente diventa
uno degli esponenti dei giovani socialisti. Dopo le minacce e
un'aggressione da parte dei fascisti si trasferisce nel 1922 a
Milano. Partecipa alle vicende del PSI e nel '24 con il gruppo di
Serrati confluisce nel Pcd'I. Assume l'incarico di corriere del
Partito usando come copertura il suo impiego di rappresentante di commercio.
Pedinato come sospetto sovversivo viene arrestato a Milano nel
1926. Viene condannato al termine del cosidetto "Processone"
-così definito per la presenza tra gli imputati di alcuni tra i
maggiori dirigenti del partito tra i quali Gramsci, Terracini, Roveda e altri
- a 15 anni, 4 mesi e 5 giorni di reclusione. Scarcerato nel '34,
nel '36 fu arrestato e inviato al confino alle Tremiti. Liberato a seguito
della caduta del fascismo, ritornò a Badia nell'agosto del '43. Nel
dopoguerra fu Segretario della Camera del Lavoro di Badia e Lendinara e
Consigliere comunale del Partito comunista italiano per diverse legislature.
Affetto da una progressiva cecità si trasferì alla fine degli
anni '70 a Stienta presso i nipoti. Il Consiglio comunale di Badia
Polesine gli dedicò la Sala civica di via G. Marconi nel 1979. |
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